Scuderizzazione finalizzata al benessere del cavallo: elementi principali

Dr.ssa Beatrice Funiciello, DVM CertAVP(VD) PgDipVPS MRCVS
RCVS Advanced Practitioner in Veterinary Dermatology
Il concetto di salvaguardia del benessere animale in condizioni di cattività e allevamento è stato, per la prima volta, codificato nel 1965 dal “Brambell Report” del Technical Committee to Enquire into the Welfare of Animals kept under Intensive Livestock Husbandry Systems in Inghilterra, e successivamente rifinito nel 1979 dal Farm Animal Welfare Council (FAWC), esitando in quelle che sono chiamate “the Five Freedoms”(1).

  1. Libertà da Fame e Sete: tramite il libero accesso ad acqua fresca e ad una dieta che mantenga in piena salute e pieno vigore.

  2. Libertà da Disagio: fornendo un ambiente adeguato con aree confortevoli in cui rifugiarsi e riposare.

  3. Libertà da Dolore, Ferite e Malattie: tramite profilassi, rapida diagnosi e trattamento.

  4. Libertà di Esprimere Comportamenti Normali: fornendo spazi sufficienti, strutture adeguate e la compagnia di conspecifici.

  5. Libertà da Paura e Sofferenza: assicurando condizioni e trattamenti che evitino sofferenza mentale.

Le Cinque Libertà dunque sono categorie che racchiudono le principali esigenze animali che devono essere rispettate in tema di benessere. Sono condizioni ideali più che precisi standard da seguire, ma sono applicabili come schema di valutazione del benessere in diversi sistemi di allevamento, sia intensivo sia estensivo (1).
Questi concetti possono essere quindi alla base della gestione di impianti di allevamento e scuderizzazione degli equini che, dall’iniziale utilizzo come animali da reddito, sono sempre più considerati animali d’affezione(2).

E’ opportuno valutare i diversi aspetti delle esigenze del cavallo per individuare quali possano essere le strutture migliori in cui esso possa trovarsi a suo agio ed esprimere comportamenti normali, compatibilmente con necessità di utilizzo e possibilità pratico-economiche.
Come riportano Flannigan e Stookey, i cavalli scuderizzati esprimono comportamenti che non corrispondono a quelli in natura (3).
I comportamenti anomali e le stereotipie che vengono manifestate dagli animali stabulati sono ritenuti processi adattativi che consentono all’individuo di sopportare in qualche modo lo stress a cui la condizione innaturale lo sottopone (4 - 8).
Il 5-15% dei cavalli stabulati manifesta stereotipie (9) e più del 35% esprime repertori comportamentali anormali (10).
Cavallo che si appresta a ticchiare.

E’ quindi più corretto effettuare arricchimenti ambientali come profilassi che come terapia (11).

Il cavallo è un erbivoro sociale che vive in branco e i membri del gruppo si affidano uno all’altro per avere maggior sicurezza, conforto e supporto nella ricerca di cibo; quindi si tratta di animali che tendono ad essere piuttosto insicuri se isolati dai conspecifici (11). Il contatto con i propri simili è talmente importante che i cavalli esprimono una forte motivazione verso questa risorsa (12) e la mancanza di tale rapporto sembra essere uno dei maggiori fattori di stress che portano ad alterazioni del repertorio comportamentale (13-16).
(Fotografia gentilmente concessa da Anna Ronzoni).

L’isolamento impedisce al cavallo di esplicare molti dei suoi comportamenti: in primis, la presenza di un conspecifico significa sicurezza verso l’ambiente esterno, e quindi eventuali pericoli, poichè più individui esercitano un controllo maggiore rispetto al singolo che non può stare costamente all’erta. Un secondo aspetto molto importante è il contatto tattile, il grooming è un’attività fondamentale per gli equini in quanto manifestazione di un solido legame tra due individui (11), generalmente simili per età e posizione sociale nel gruppo (17,18).
Il grooming riduce la frequenza cardiaca dell’equino, a testimonianza del fatto che sia un’attività rilassante, soprattutto nelle aree preferite e più sensibili quali collo, garrese e groppa (19,20).
Grooming.

La vicinanza di un altro cavallo è anche fonte di protezione dagli insetti tramite il movimento della coda (11). 
I cavalli scelgono i propri compagni all’interno del gruppo, e con essi mantengono distanze minime, che vengono ulteriormente ridotte in caso di pericolo (11).
E’ quindi fondamentale che una struttura che ospita equini sia costituita in modo da non impedire i contatti tra essi e, in condizioni ideali, i cavalli dovrebbero avere la possibilità di passare molto tempo insieme per attuare quei comportamenti così importanti per loro. E’ stato dimostrato ad esempio che aumentare il contatto visivo di conspecifici riduce spereotipie come il ballo dell’orso (15, 21). Si deduce quindi che l’isolamento provochi molti più problemi del confinamento in spazi ridotti (22). Inoltre bisogna tenere conto del fatto che quando la scelta di tenere vicini due o più equini è dettata da esigenze di gestione, spesso animali legati uno all’altro vengono separati e vengono associati ad individui di cui non tollerano la presenza e questo può aumentare gli episodi di aggressività (23).
I cavalli scuderizzati passano molto tempo nel box e per questo devono esserci condizioni che rispettino le esigenze di minimo movimento, riposo, accesso ad alimenti ed acqua e contatto con i conspecifici.
Sono stati calcolati diversi valori di riferimento come dimensioni minime standard per i box: secondo Danish Recommendations, l’area dovrebbe corrispondere ad almeno 2 volte il quadrato dell’altezza al garrese ed il lato corto del box dovrebbe essere almeno 1,5 volte l’altezza al garrese; questi parametri sono considerati anche in altri paesi europei (24). In Inghilterra la British Horse Society raccomanda box di 3,6 x 3,6 m, in Svezia la Swedish Board of Agriculture indica, per cavalli piccoli, un’area minima di 8 mq con il lato più corto pari a 2,35 m e per cavalli di maggiori dimensioni 9 mq e 2,5 m il lato corto; per cavalli di altezza al garrese oltre 1,7 m l’area dovrebbe essere almeno 1,8 volte l’altezza al garrese al quadrato (24).
Questo perchè il cavallo deve avere la possibilità anche di assumere posizioni di decubito e rotolarsi liberamente, senza ritrovarsi bloccato contro una parete del box.
E’ proprio in decubito che l’equino dorme: ci sono stati di riposo anche in stazione, come lo stare in piedi con un arto posteriore scaricato, o il sonnecchiare con testa a media altezza e palpebre socchiuse (11), ma è in decubito laterale che il cavallo può passare ad uno stato di sonno REM (Rapid Eye Movement), in cui il tono muscolare posturale è perso e le palpebre sono chiuse (11). Il sonno REM è sempre preceduto da una fase non-REM o SWS (Short Wave Sleep) con la quale costituisce un “ciclo di sonno” (11).
In quest’immagine il cavallo sauro, a sinistra, sta dormendo in decubito laterale (sonno REM) e il grigio,a destra, in decubito sternale (sonno non-REM).

Questo avviene principalmente di notte in cui il cavallo ha circa sei cicli da 15 minuti l’uno, ma anche nelle prime due ore dopo mezzogiorno (25). E’ quindi importante che in questi momenti l’attività in scuderia sia ridotta al minimo se non nulla (26), per permettere ai cavalli il giusto riposo. Se ciò non avviene spesso sono riluttanti a coricarsi perchè preoccupati dall’ambiente circostante (25, 26) ed anche un conseguente incremento del sonno SWS non riesce a compensare la perdita di sonno REM (25).
Come detto in precedenza il contatto con i conspecifici è fondamentale, quindi le pareti del box non dovrebbero essere completamente chiuse ma offrire possibilità di visione e di contatto tra vicini. Ci sono diverse tipologie che si possono attuare, ad esempio pareti in muratura dalla base fino a circa metà dell’altezza ma con la parte superiore con sbarre o finestre. Questo vale anche per le porte, il cavallo deve avere la possibilità di vedere il più possibile l’ambiente che lo circonda e di interagire. In qualsiasi contesto, e quindi soprattutto nell’ambiente in cui il cavallo trascorre la maggior parte del suo tempo, è fondamentale che esso possa attuare il comportamento di esplorazione che può essere associato ad uno stato emotivo positivo o addirittura autogratificante (27), dal momento che aumenta la prevedibilità degli eventi e quindi il loro controllo (28). Un’altra opzione è quella di lasciare la porta del box aperta ed impedire che il cavallo esca mettendo una corda a delimitare la soglia.
Attenzione va posta anche alla ventilazione della scuderia, deve esserci sufficiente ricambio d’aria per evitare problemi respiratori (29).
La lettiera deve essere il più confortevole possibile in modo che il cavallo sia a suo agio nel mettersi in decubito. Il materiale deve essere scelto accuratamente in quanto deve assorbire il più possibile l’ammoniaca che deriva dagli escrementi, deve essere pulito e non polveroso poichè questo può causare diversi problemi respiratori (2) e deve essere soffice per permettere al cavallo di stare comodo in decubito. Come dimostrano Mills e collaboratori, i cavalli preferiscono la paglia ad altri materiali (30): su questa restano più a lungo in decubito laterale e quindi riposano più profondamente (31).

Lettiera in paglia (a sinistra) e in truciolo (a destra).

L’evoluzione degli equini li ha portati a sviluppare un apparato digerente con caratteristiche anatomiche e fisiologiche molto particolari (32) per le quali in natura il tempo impiegato a nutrirsi arriva a 18 ore al giorno, con periodi di digiuno volontario non maggiori di 4 ore (33). Inoltre l’alimento in natura è ricco di fibra e povero di amido (33), a differenza di quella che è la dieta somministrata in scuderia dove i concentrati costituiscono parte notevole della razione.
Pasti abbondanti possono aumentare il tempo di svuotamento gastrico e il transito intestinale con una conseguente riduzione della digestione che porta al rischio di patologie come endotossiemie, coliche e laminiti (32).
Per cui è estremamente innaturale per il cavallo stabulato stare molte ore a digiuno e poi mangiare notevoli quantità di alimento in breve tempo.
Ridotte possibilità di foraggiare possono essere fonte di stress e scarso benessere (34) sia dal punto di vista fisiologico sia del repertorio comportamentale. Nel loro studio Benhajali e collaboratori hanno verificato che la possibilità di alimentarsi secondo criteri più naturali ha ridotto il tempo speso in stato di allerta, diminuito le interazioni agonistiche a favore di quelle positive e di legame ed è stato minore anche il tempo passato in movimento, a dimostrazione del fatto che gli animali erano meno stressati (35).
Posizione ideale in cui il cavallo si alimenta.

In scuderia il cibo è generalmente somministrato in posizioni innaturali per il cavallo: fisiologicamente la posizione ideale è quella da terra, come in natura, perchè permette il corretto consumo dei denti durante la masticazione ed evita l’accumularsi, all’interno delle vie respiratorie, di polveri e funghi eventualmente presenti, con conseguenti problemi di allergie (11).
Purtroppo questo aspetto non è quasi mai rispettato e i box sono dotati di mangiatoie troppo alte o il fieno viene addirittura messo in reti appese. Quest’ultima condizione può aumentare il rischio di patologie respiratorie (36), la presenza di corpi estranei negli occhi (11), può avere influenze negative ai muscoli e nervi del collo (37) e arrivare a rendere l’animale restio ad alimentarsi dalla rete.
Anche l’aspetto del cibo influenza digestione e comportamento: la forma influisce sulla frequenza di atti masticatori (38) e sull’energia richiesta per l’ingestione (39). La presenza di fibra lunga è indispensabile per il mantenimento di una fisiologica condizione di replezione dell’apparato digerente ma spesso a cavalli stabulati non viene fornita la corretta tipologia nè quantità di fibra e il canale digerente non è sufficientemente repleto (40), questo porta anche ad un aumento della motivazione a foraggiare ad esempio nella lettiera.
Fieno in fibra lunga.

I concentrati in pellet sono meno graditi rispetto a substrati più morbidi (41) ed il fatto che siano così asciutti li rende meno appetibili (11).
Quindi in una condizione ideale il cavallo dovrebbe avere accesso a fieno in fibra lunga per tutta la giornata e mangiarlo da terra, l’acqua sempre a disposizione ed i concentrati dovrebbero essere preferibilmente non pellettati e idealmente anch’essi mangiati da terra.
Pellet (a sinistra) e cereali non pellettati (al centro e a destra).

Un’alternativa verso un arricchimento ambientale che sia significativamente valido per il benessere degli equini è stata proposta: è la cosiddetta “stalla attiva” (42).
Qui i cavalli si trovano a vivere in gruppo, inseriti gradualmente conoscendosi prima; stanno in ampi spazi comuni suddivisi in aree con caratteristiche diverse a seconda della risorsa a cui sono dedicate.
Stalla attiva

Una zona per alimentarsi, in cui un distributore automatico fornisce al cavallo la sua razione, che può comprendere anche integratori, tramite un riconoscimento elettronico dell’individuo attraverso un microchip. Viene così eliminato il problema della somministrazione ad orari precisi in quanto è il cavallo a regolarsi autonomamente, anche per quanto riguarda la velocità di erogazione del cibo in base a quella di ingestione.

Una zona di distribuzione del fieno, sciolto, a cui i cavalli accedono tramite una saracinesca; anche in questo caso la dose giornaliera è controllata ma il cavallo può distribuire l’assunzione di fieno nella giornata come preferisce.
Una zona per il rotolamento, che è un comportamento fondamentale per i cavalli in natura, permette loro di lasciare il loro odore e di proteggersi dagli insetti.

Una zona con l’abbeveratoio.
Una zona per il riposo, il cui fondo è costituito da materiali speciali che lo rendono particolarmente confortevole.
Tutte queste aree sono in comunicazione all’interno di un grande paddock, alcune scoperte altre coperte.
Questo tipo di gestione permette ai cavalli di attuare i loro normali comportamenti, di instaurare rapporti sociali secondo natura e allo stesso tempo permette all’uomo di lavorare comunque i singoli soggetti che si presentano più rilassati e meno riluttanti all’esercizio.
Comparata ad una gestione in box individuali non è necessariamente più costosa, anzi alcune spese di mantenimento arrivano a ridursi, tutto dipende dal tipo di box e strutture che si scelgono e dal grado di tecnologia ed automazione che si desidera avere, sia per la scuderizzazione classica sia per un impianto del tipo stalla attiva.
Trovare un tipo di gestione degli equini che rispetti le loro esigenze fisiologiche e comportamentali compatibilmente con le necessità di utilizzo e costi abbordabili è possibile.
Una conduzione attenta può rispettare le Cinque Libertà del cavallo e verificare che l’aumento del benessere porta ad un incremento delle performance dell’animale che, non essendo stressato, può dedicare più energie alle richieste del proprietario.
E’ quindi vantaggioso per entrambe le parti e dovrebbe essere sempre più considerato da chi possiede una struttura per cavalli.


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